Comunicare la trasparenza

Comunicazione, etica e trasparenza. Una riflessione a più voci tra economia, media, giustizia e società.

Per una nuova cultura della responsabilità

Il libro raccoglie una serie di riflessioni relative al tema della trasparenza, intesa come strumento di garanzia etica e valore comune a diversi settori: giustizia, politica, pubblica amministrazione, economia, cultura, mass media. Una trama all’interno della quale la comunicazione si candida a giocare un ruolo allo stesso tempo trasversale e altamente specifico: quello di un vero e proprio “facilitatore etico”, in grado di fare della trasparenza non solo l’oggetto di regole deontologiche specifiche, ma uno strumento di valutazione e regolazione multidisciplinare.Si tratta in altri termini di passare dalla trasparenza come garanzia di una buona comunicazione alla buona comunicazione come garanzia di trasparenza tout court, chiedendosi non più “Come deve essere la comunicazione per essere corretta e trasparente?” bensì piuttosto “Come la comunicazione trasparente può aiutare a garantire una regolazione etica in qualsiasi campo di attività, sia pubblico che privato?”.Il volume prova a rispondere a questa domanda attraverso uno sguardo multifocale, articolato in tre sezioni: “Riflessioni”, con i contributi di esperti provenienti da diversi ambiti e discipline; “Analisi”, dedicato agli aspetti più propriamente comunicativi e tecnici; e “Punti di vista”, che raccoglie valutazioni e opinioni di più largo respiro attraverso la visione di alcuni autorevoli interpreti della società.

Comunicazione 3.0

Parla Zygmunt Bauman

Contaminazione. Ibridazione. Cortocircuiti. Sono alcune delle parole chiave che percorrono come un filo rosso le pagine di questo testo. Un percorso personalissimo di riflessione, tra spunti teorici e casi concreti, arricchito dalle voci e le testimonianze di alcuni interpreti e protagonisti della rivoluzione in corso nel mondo della comunicazione.

Su tutti, la voce di Zygmunt Bauman nella Conversazione che apre il volume, suggerendone e anticipandone alcune linee di sviluppo.A partire da una serie di best practices nazionali e internazionali, il libro intreccia problemi strategici e interpretazioni del presente, esempi pratici e proposte di sviluppo, muovendosi tra le molteplici dimensioni territoriali che oggi la comunicazione si trova a dover attraversare.Un viaggio volutamente “nomade”, alla ricerca di un nuovo “esperanto della comunicazione”, che sappia ibridare non solo linguaggi e strumenti, ma soprattutto logiche e visioni: progetti visionari che recuperano modalità espressive “antiche”, come il passaparola; il civic engagement e i modelli bottom-up come chiave di volta per la costruzione di nuove strategie comunicative “partecipate”.

Il tutto, all’insegna di una spinta rivoluzionaria che oggi è a tutti evidente, ma che potrà portare davvero i suoi frutti solo se gestita secondo il principio dell’integrazione. E riconoscendo alla comunicazione il ruolo, tutt’altro che secondario, che può giocare in questo processo.

Repubblica della comunicazione

Francesco Pira e Franco Pomilio, partendo da culture ed esperienze diverse, cercano con questo loro lavoro di sporgersi dal finestrino del treno della comunicazione per vedere un poco più avanti. Lo fanno con un’analisi ragionata dove le diverse competenze agiscono in una efficace sintonia di teoria e di testimonianze, scelte interrogando i protagonisti al più alto livello del processo in corso. (Alessandro Rovinetti)Riflessioni e competenze.

Uno sguardo teorico – quello di Francesco Pira – e uno sguardo operativo – quello di Franco Pomilio. Sono le due direttive che, intrecciandosi e confrontandosi, tracciano in queste pagine un percorso originale nel panorama complesso della comunicazione pubblica italiana.In un contesto di democrazia avanzata, fatto di valori, linguaggi e simboli in continua evoluzione, assai complessi da individuare e integrare, il mondo istituzionale si trova di fronte a sfide del tutto nuove.

Naturale che si trasformi, in questo processo, anche il ruolo del comunicatore: non più solo “tecnico” portatore di competenze, ma vero e proprio interprete creativo, posto all’incrocio di tre mondi in contatto: istituzioni, imprese, cittadini.Nasce così questo “viaggio ideale” nell’Italia che cambia attraverso la comunicazione, tra resistenze e spinte in avanti, lungo le molte dimensioni in cui questo percorso si snoda: dallo sviluppo dei new media al rapporto con l’Europa e il Mediterraneo, dalla gestione delle situazioni di crisi alla grande promessa della sostenibilità.A fare da filo conduttore, una serie di case histories esemplari, in cui alla voce del comunicatore si affianca quella dei suoi diversi interlocutori nazionali e internazionali.

Ne emerge un ritratto vivido e reale sul mondo della comunicazione pubblica, una vera e propria prospettiva “da insider”, attraverso gli occhi, le esperienze e le competenze di chi da anni si muove all’interno di quel delicato spazio di confine tra le istituzioni e il cittadino, tra sfera pubblica e società civile, che rappresenta il vero campo di gioco di una “nuova cultura della comunicazione”.

Le ali della creatività

Dall’aeronautica alla chimica, passando per la comunicazione e lo sport: il percorso imprenditoriale, peculiare e unico, della famiglia Pomilio è tutto racchiuso nel libro “Le ali della creatività” del giornalista Paolo Smoglica, pubblicato da Rubbettino Editore.

Tra ricostruzione storica e cronaca, l’autore tesse la trama unica di una vera e propria dinastia, che nel corso dei decenni ha esplorato una molteplicità di settori sotto la comune insegna della “creatività come impresa”.Una famiglia “ricca di umiltà e stimolante allo stesso tempo”, come la definisce l’ex consigliere di Barack Obama Ginger Lew, autrice della postfazione del libro, che individua le basi della coerenza imprenditoriale dei Pomilio in questi valori: “la condivisione di principi comuni, l’amore per il duro lavoro, l’impegno etico, una voglia di benessere per la comunità ed il rispetto reciproco”.

Tra le tante figure di rilievo del XX secolo citate nel libro, spicca quella del poeta Gabriele d’Annunzio, che Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, nella prefazione del libro associa proprio alla famiglia Pomilio: “La cosa che più avvicina i Pomilio e d’Annunzio è l’appartenenza al tipo umano di genio italico, che talvolta emerge nella storia del nostro Paese, capace di incarnare lo spirito dei tempi e – con la passione, l’audacia e l’intelligenza – portare il futuro nel presente.”

La fabbrica dell’Aurum in Pescara

“Piango i miei pini e la mia spiaggia”, con queste parole cariche di malinconia Gabriele d’Annunzio, dalla “clausura” gardonese, chiude un telegramma inviato all’amico Amedeo Pomilio. […]

È un d’Annunzio insolito quello che scrive a Pomilio, molto lontano dal roboante condottiero di genti o dall’appassionato seduttore di femmine: un d’Annunzio intimo, familiare, quasi scrivesse a un caro fratello lontano e amato con cui può abbandonarsi a sfoghi nostalgici o allo scherzo, come capitava solo con le persone a lui più vicine. […] nel febbraio del 1922 d’Annunzio incontra Pomilio a Vittoriale. Nel congedarlo gli fa dono di un ritratto fotografico e di una copia del Notturno, che Amedeo promette di leggere una pagina a sera, quasi si trattasse di un libro sacro. Da lì ebbe origine l’amicizia che durò per più di tre lustri e che fu rallegrata da un vivace scambio di regali. […] Il 1° marzo del 1938 alle 10:05 d’Annunzio si spegne.

Il 25 maggio dello stesso anno nasce il terzogenito di Amedeo Pomilio, a cui viene dato il nome Gabriele, ultimo omaggio di al poeta d’Italia, al vate, al comandante, al fraterno amico. (Giordano Bruno Guerri, “Io ho quel che mi fu donato: Gabriele d’Annunzio e Amedeo Pomilio”). – See more at: https://pomilioblumm.eu/pubtotali.php?slide=7#sthash.VKImbXR5.dpuf

Gente d’Abruzzo

Una rassegna completa delle personalità celebri che hanno fatto grande l’Abruzzo. Tra i profili biografici inseriti, grande spazio viene dato alla vita e alla vicenda imprenditoriale di Ottorino Pomilio.

A differenza della gran parte dei nuclei di industrializzazione meridionale che hanno tratto origine da attività mercantili, nel caso dei Pomilio l’impulso all’intraprendenza industriale è venuto dal sapere tecnico-scientifico. Il padre Livio lavorò per circa 40 anni come ingegnere capo della Provincia di Chieti e fu autore di un’infinità di edifici pubblici e di opere stradali. I suoi nove figli maschi, ad eccezione di Federico che diventa avvocato […], vengono orientati sulle facoltà ad indirizzo economico oppure tecnico-scientifico: Amedeo, Ernesto, Giulio e Vittorio si laureano in Scienze economiche, Alessandro, Carlo e Ottorino in Ingegneria, Umberto in Chimica. […] Inoltre quasi tutti i figli perfezionano la loro preparazione all’estero, in Germania, in Francia, in Inghilterra o in Svizzera, riportando poi lusinghieri successi, quasi sempre degni di ricordo, nelle rispettive attività.

Con la famiglia Pomilio siamo insomma su livelli altissimi, i massimi che allora si potessero raggiungere in Europa, di professionalità e competenza: in settori peraltro di frontiera come l’aeronautica e la chimica industriale.

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Il genio dei Pomilio

Una ricostruzione documentata della vicenda creativa e imprenditoriale della famiglia Pomilio: dall’aeronautica alla comunicazione, dall’ingegneria chimica allo sport, un secolo di idee e di intraprendenza sullo sfondo dello sviluppo della regione d’Abruzzo.

In una poesia di D’Annunzio si legge “scesero all’Adriatico selvaggio”, noi aggiungiamo “dalle falde della Maiella Madre, da un paesino di qualche migliaio di anime pieno di silenzi, Archi, in provincia di Chieti, arrivarono in punti di piedi e grande umiltà Livio Pomilio, capostipite della patriarcale famiglia Pomilio, e la sua giovane sposa Giuseppina, dalla quale ebbe ben 11 figli: Carlo, Alessandro, Federico, Ernesto, Ottorino, Umberto, Amedeo, Vittorio, Giulio, Amalia e Beatrice. Di tutti racconteremo la lungimiranza, l’intelligenza viva ed estrosa, l’intraprendenza e tenacia nelle iniziative in svariati campi e il grande entusiasmo nel perseguire i propositi.